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mappa_abruzzoCon un post su facebook delle 16:25, il 29 gennaio, l’On. Stefania Pezzopane annuncia che la Commissione Bilancio del Senato avrebbe votato a favore di un emendamento proposto dalla stessa parlamentare aquilana e che prevede il rinvio fino al 2018 della chiusura dei tribunali abruzzesi. Posto che quando si parla di riforma della geografia giudiziaria è necessario utilizzare il condizionale, facciamo un passo indietro per capire cosa sta accadendo in tutta Italia, Abruzzo incluso.

Come è ormai noto, quasi 1000 uffici giudiziari distribuiti su tutto il territorio nazionale sono stati chiusi (rectius: soppressi) o stanno per esserlo e tra questi vi sono tutti gli uffici subprovinciali abruzzesi.

Tale riforma, decretata dal governo Berlusconi, sostenuta a spada tratta dal successivo governo Monti ed, infine, portata a compimento dall’attuale governo Letta, nasceva con lo scopo di chiudere alcune sedi minori di tribunali, al fine di razionalizzare le spese per la giustizia ed assicurare una maggiore uniformità nell’interpretazione delle leggi da parte dei magistrati.

Con la formazione del governo Monti, però, la riforma della geografia giudiziaria entrava di diritto tra le manovre di spending review necessarie all’Italia per allinearsi alle richieste comunitarie. Altrettanto noto è che da questa spending review non sono sortiti gli esiti sperati, sia perché le uniche riforme strutturali fatte sono state la Legge Fornero (revisione del sistema pensionistico) e la predetta riforma della geografia giudiziaria, sia perché tali riforme, seppur definite “epocali”, in realtà hanno portato ben poco nelle casse dello Stato. Il governo Letta, nonostante un manifesto fallimento della spending review, ha deciso comunque di non fare passi indietro, del resto l’Italia si appresta al semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione Europea e non può presentarsi senza nemmeno una delle tante riforme promesse dai vari capi di governo degli ultimi anni.

Tanto premesso, proviamo a rispondere ad alcune domande su una riforma fortemente voluta da tre governi che, però, è vivamente stigmatizzata dall’avvocatura, dalla politica locale e dagli “addetti ai lavori” in genere.

Come opererà la riforma della geografia giudiziaria in Abruzzo?

La revisione della geografia giudiziaria parte dall’assunto che siano da chiudere tutte le sedi che non si trovano in un capoluogo di provincia e che le medesime vadano accorpate a quelle attualmente esistenti presso il capoluogo stesso. Sempre la riforma prevede poi che ogni regione (distretto di corte di appello) debba mantenere comunque tre tribunali.

Da questa strana combinazione viene fuori che l’Abruzzo ha perso gli uffici di Avezzano, Sulmona, Vasto e Lanciano, mentre il vicino Molise ha mantenuto tutti e tre i suoi tribunali. Appare chiaro da questo esempio che i criteri che vogliono mantenere la sede del tribunale nel capoluogo di provincia, mantenendo comunque tre tribunali per distretto di corte, prestano il fianco a risultati assurdi.

Ricordiamo, per sottolineare la particolarità del caso, che la provincia di L’Aquila conta 310.014 abitanti su una superficie di 5.035 km², mentre l’intero Molise è popolato da 312.579 abitanti su 4.438 km². La regione Molise e la provincia di L’Aquila, quindi, sono sostanzialmente identiche per dimensione e popolazione; purtroppo però mentre la prima manterrà tutti i suoi tribunali, la seconda è destinata a perdere tutti quelli della parte sud.

Nell’immagine possiamo vedere come i tribunali evidenziati in blu, quelli provinciali che accorperanno gli altri, si trovano tutti sul versante nord/est e nord/ovest della regione. I tribunali soppressi, in arancione, sono disposti, invece, sotto la linea rossa, una nuova “linea gotica” che dividerà le zone civili dell’Abruzzo dai “regni di confine” privati di ogni possibile presidio di legalità.

Cosa comporterà questa riforma?

Partendo dagli effetti sui cittadini, sicuramente la riforma della geografia giudiziaria comporterà un aggravio di spese. Chiunque avrà necessità, a vario titolo, di rivolgersi alla “giustizia” dovrà sborsare spese per trasferte a volte chilometriche. Sono poi destinate ad aumentare anche le spese di notifica degli atti ed i tempi necessari per le stesse. Come se non bastasse, nei tribunali che già hanno assorbito i ruoli dei soppressi, si iniziano a vedere rinvii delle udienze fino anche al 2020!

Risvolti economici negativi ci saranno anche per tutti gli impiegati dei tribunali soppressi ed i consulenti che dovranno, anche in questo caso, mettere in conto le spese di trasferta, vedendo così ridotta la propria capacità di spesa.

Infine, anche gli avvocati subiranno un impoverimento dalla riforma in questione. E’ facile capire come l’arrivo di più di 650 avvocati dai fori soppressi di Avezzano e Sulmona nella città di L’Aquila provocherà effetti disastrosi sulla concorrenza e, di conseguenza, sulla professionalità dei legali. Senza contare, poi, che la città di L’Aquila, come sostenuto proprio dall’On. Pezzopane, non è pronta per assorbire i tribunali di Avezzano e Sulmona né, tantomeno, gli avvocati “esodati”.

In attesa di ulteriori sviluppi di una vicenda che probabilmente farà tremare la giustizia abruzzese ancora per alcuni anni, speriamo nella veridicità del post su facebook citato in apertura ed aspettiamo una conferma ufficiale della proroga.

Aggiornamento:

E’ stata ufficializzata la sospensione della chiusura dei tribunali abruzzesi fino al 2018.


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